Novalis,
il principale rappresentante del Romanticismo tedesco, scrisse gli "Inni
alla notte" poco prima della sua morte, colpito da una grave malattia.
Pur
nella varietà e complessità delle tematiche presenti,
il tema della morte, sublimata per altro nella religione, trapela dalle
parole: il riposo eterno, l' "ultimo mattino", la "celeste
stanchezza".
A
tratti la morte è quasi vagheggiata, come oasi di pace contrapposta
al "travaglio del mondo".
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"Ora
so quando sarà l'ultimo mattino - quando la luce non mette più
in fuga la notte e l'amore - quando eterno sarà il sonno e un
solo sogno inesauribile. Celeste stanchezza sento in me. Lungo e faticoso
mi fu il pellegrinaggio alla tomba santa, grave la croce. Chi ha assaporato
l'onda cristallina che, impercettibile ai sensi comuni, zampilla nel
grembo oscuro del tumulo, ai cui piedi s'infrange il flutto terrestre,
chi stette sopra le montagne all'estremo limite del mondo, e guardò
di là, nella nuova terra, nella dimora della notte - costui davvero
non torna al travaglio del mondo, alla terra dove la luce abita in eterna
inquietudine".
Novalis,
Inni alla notte (IV), Milano, Garzanti, trad. di Giovanna Bemporad,
p.21
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