Malattia
come tema letterario
Dalla
peste dei secoli scorsi alla tisi dell' '800 e inizio '900, non meno
che nell'antichità la malattia ha sempre costituito un tema letterario
per eccellenza. Anche per le credenze popolari (e i pregiudizi) ad essa
collegati:se per un verso sia
la tbc quanto la sifilide erano ritenute particolarmente stimolanti
per l'attività intellettuale, è anche vero che essa era
considerata molto più spesso uno stigma negativo.
Vanno
tuttavia fatte delle distinzioni: il tema è stato trattato sia
come sfondo alle vicende narrate ed espressione del tempo, sia come
testimonianza medico-scientifica, ma l'aspetto più interessante
è in genere l'esperienza diretta, e il modo in cui si riflette
nei personaggi principali.
Cosė
essa spesso diventa metafora: metafora che ad altro rimanda, ma rimando
essa stessa, nascosta e mascherata a sua volta sotto forma di metafore
e allegorie.
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"Non
riesco mai a capire come a quasi tutti coloro che sanno scrivere sia
possibile, nel loro dolore, oggettivare il dolore, di modo che io, per
esempio, nella sventura e forse anche con la testa che mi brucia, posso
sedermi e per iscritto comunicare ad altri che sono infelice. Anzi posso
andare oltre e con diversi svolazzi, secondo il talento che pare non
abbia niente a che vedere con l'infelicità, fantasticarne semplicemente
o per antitesi o con diverse orchestre di associazioni di pensiero.
E non è affatto menzogna né assopisce il dolore, ma è
semplicemente la grazia di energie esuberanti nel momento in cui il
dolore ha palesemente consumato tutte le mie forze fino al fondo del
mio essere che esso sconvolge. Che specie di esuberanza sarebbe dunque?".
Franz
Kafka,
Diari, in: Confessioni e diari, Milano, Mondadori, trad. di Ervino Pocar,
p. 585
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