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La
descrizione dei particolari in Peter
Handke ha sempre una funzione molto particolare. Nella scena
a fianco ad esempio essa sposta la visuale dal protagonista all'ambiente
circostante. E' solo la variazione della collocazione dei particolari
che traduce gli spostamenti dell'uomo. Non a caso il paragrafo ha per
titolo "L'occultamento della notizia": la persona che la porta
resta in ombra, la sua azione è interrotta dalle minuzie della
descrizione, il tempo è dilazionato o sospeso - l'effetto è
assolutamente anti-realistico.
Il tutto si trasforma in una serie di percezioni visive, così
che la rarefazione del tempo coincide con una resa di tipo filmico,
con la trasformazione della 'trama' in una serie di sequenze.
Ancora
diverso è l'uso dei particolari in Botho Strauß.
Le ultime dieci pagine di "La dedica", da cui è tratto
il pezzo a lato, sono un autentico pezzo da maestro, una serie di descrizioni
perfette per rendere attraverso i particolari atmosfere ed emozioni
- ed anche un omaggio alla sua città, Berlino, colta nelle sue
atmosfere notturne.
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"La
greve trave sul coronamento del muro rollava e beccheggiava ad ogni
passo, facendosi sempre più vicina al protagonista che saliva
le scale con la sua notizia; si spostava e si accostava alla retina
puntata su di lei, oscillava più prossima e più bassa,
dilatandosi e aprendosi davanti al cosiddetto acciottolio e strascichio
degli zoccoli di legno chiodato sui gradini di legno delle scale ...
ma in seguito ... apparve in piena luce anche la faccia orizzontale
della trave, quella da cui i puntoni salivano diagonalmente al colmo,
e su di essi riconobbi le tele dei ragni a cui erano sospesi i fiocchi
di polvere e, raggomitolati e svuotati, i corpi delle mosche. I fili
che levavo dalle tegole camminando lungo la trave si depositavano appiccicosi
sulla mano, mentre procedevo sotto il tetto con la notizia e raggiungevo
la camera di mia sorella".
Peter
Handke,
I calabroni, Milano, Mondadori, trad. di Bruna Bianchi, p. 12
vedi
anche la recensione del romanzo Il
mio anno nella baia di nessuno
Botho
Strauß
"Scese
prudentemente le scale, con la mano destra sul largo bordo della ringhiera
per sorreggersi, tre piani. Aveva una paura nervosa di crollare per
la debolezza prima di essere alla meta e, svenendo, di mancare all'appuntamento.
Quando fu arrivato al pianerottolo fra il primo piano e il piano terra
sentì d'un tratto che nella casa immersa nel silenzio notturno
un telefono cominciava a trillare. ... Quindi doveva tornare indietro,
e salì di furia. Dopo pochi salti cadde, scivolò indietro,
per una mezza rampa perdendo la cartella che aveva in mano ... Quando
fu arrivato al suo piano il telefono non suonava più ... Si
appoggiò obliquamente alla ringhiera e di nuovo si lasciò
scivolare giù".
Botho
Strauß,
La dedica, Milano, Guanda, trad. di Vittoria Ruberl, p. 89
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