L'attenzione
e la cura dei particolari è spesso uno degli elementi più
caratteristici dell'opera narrativa. Ogni autore ha un suo stile,
spesso caratterizzante e significativo per l'intera sua opera.
Flaubert
e Kafka: non potrebbero esserci autori più diversi,
eppure vengono spesso accomunati per il realismo delle loro descrizioni.
Questo è vero solo in parte: in Flaubert la descrizione minuziosa
serve a dare un quadro d'insieme, a descrivere il particolare per
meglio precisare l'impressione generale; in Kafka la cosa è
molto diversa. Solo in alcune - poche - occasioni le sue descrizioni
hanno questo effetto 'realistico'. Molto più spesso avviene
esattamente l'opposto. Egli si dilunga in descrizioni analitiche
e minuziose per esprimere e sottolineare lo straniamento, l'assurdo,
ciò che devia dalla realtà consueta. E' il caso della
descrizione di quello strano essere di nome Odradek (a lato), o
del corpo da insetto del protagonista della "Metamorfosi".
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Flaubert,
L'educazione sentimentale
"Il sole a picco faceva luccicare le gabbie di ferro attorno
agli alberi, le piastre del bastingaggio e la superficie dell'acqua;
la corrente si divideva a prua in due solchi che si srotolavano
fino all'orlo dei prati. A ogni curva del fiume si rivedeva la
stessa cortina di pallidi pioppi. La campagna era deserta. C'erano
nel cielo piccole nuvole bianche, immobili, e la noia, vaga e
diffusa, pareva rallentare il movimento del battello, e rendere
ancor più insignificante l'aspetto dei viaggiatori".
Gustave
Flaubert, L'educazione sentimentale, Einaudi, trad. di Lalla Romano
p. 8
"Da
lontano poteva sembrare ancora giovane, per via della persona
sottile; ma i radi capelli bianchi, le membra gracili e soprattutto
il pallore eccessivo denunciavano una costituzione logorata. Ma
un'energia implacabile era ferma nei suoi occhi glauchi, più
freddi che occhi di vetro. Aveva gli zigomi sporgenti e le mani
dalle giunture nodose"
Ivi,
p. 30
Kafka,
Il cruccio del padre di famiglia
"Sembra,
dapprima, una specie di rocchetto da refe piatto, a forma di stella,
e infatti par rivestito di filo; si tratta però soltanto
di frammenti, sfilacciati, vecchi, annodati, ma anche ingarbugliati
fra di loro e di qualità e colore più diversi. Non
è soltanto un rocchetto, perchè dal centro della
stella sporge in fuori e di traverso una bacchettina, a cui se
ne aggiunge poi ad angolo retto un'altra. Per mezzo di quest'ultima,
da una parte, e di uno dei raggi della stella dall'altra, quest'arnese
riesce a stare in piedi, come su due gambe".
Franz
Kafka, Il cruccio del padre di famiglia, in Tutti i racconti,
Mondadori, trad. di Ervino Pocar, p. 237
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