Eros
come tema o spunto letterario
Tema
letterario non nuovo, se si pensa che uno dei testi 'erotici' più
belli che siano mai stati scritti è il "Cantico dei Cantici"
della Bibbia. Ovviamente, a seconda delle epoche e delle correnti letterarie,
esso ha assunto espressioni e connotazioni diverse, spesso è
stato caricato di significati simbolici specifici.
Molte
volte è stato simbolo della fine di un'epoca, o di rivolgimenti
di costume e mentalità. L'erotismo negato o rimosso della "Marchesa
di O" di Heinrich von Kleist - occasione tuttavia del
processo di emancipazione della protagonista, o caricato di negativo
della "Madame Bovary" sono segno della loro epoca;
altrettanto significativi sono l'erotismo naturistico e libertario di
D. H. Lawrence, il famoso autore de "L'amante di Lady
Chatterley", o quello della letteratura femminista o femminile
dei nostri giorni - segni di un desiderio di libertà che va ben
oltre i confini dell'eros.
Per
quanto riguarda il brano a lato esso è tipico del modo in cui
Kafka si esprime in proposito. Le allusioni all'eros sono in
lui generalmente associate a un senso di disgusto e ripugnanza, presente
sia nei personaggi che nella situazione descritta. Sarebbe facile trarne
conclusioni di presunte analogie con la sua personale esperienza. La
presenza di termini stranianti rispetto alla situazione descritta, quali
"paese straniero" o "terra ignota", l'estraneità
dell'aria stessa, sembrano piuttosto suggerire una valenza metaforica
di questa scena, una delle più studiate della prosa kafkiana
- una delle più misteriose.
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"...
il corpo gracile bruciava nelle mani di K.; in un deliquio in cui
K. cercava incessantemente ma invano di strapparsi, caddero a terra
pochi passi più in là, urtarono con un colpo sordo
la porta di Klamm e rimasero lì distesi fra piccole pozze
di birra e altri rifiuti di cui il pavimento era coperto. Così
passarono ore, ore di palpito comune e di comune respiro: ore durante
le quali K. ebbe l'impressione costante di smarrirsi, o di essersi
tanto addentrato in un paese straniero come nessun uomo prima di
lui aveva mai osato, in una terra ignota dove l'aria stessa non
aveva nessuno degli elementi della dell'aria nativa, dove pareva
di soffocare tanto ci si sentiva estranei, e tuttavia non si poteva
far altro in mezzo a quegli insani allettamenti che inoltrarsi ancora,
continuare a smarrirsi".
Franz
Kafka,
Il castello, Milano, Mondadori, trad. di Anita Rho, p. 80
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