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Remigiusz Grzela

 

è nato nel 1977 a Starogard Gdanski, cittadina della Polonia settentrionale, e si è laureato in Scienze Politiche e Giornalismo all'Università di Varsavia, dove ora insegna giornalismo. Ha lavorato per numerose riviste culturali (le più importanti: Kultura - mensile pubblicato a Parigi da Jerzy Giedroyc - Literatura, Kino) e per il principale quotidiano polacco, la Gazeta Wyborcza. Nel 1988 ha partecipato al Programma dei Corrispondenti Esteri di Helsinki, organizzato dal Ministero degli Affari Esteri finlandese. È stato insignito del Premio Culturale Danese Grand Hillerod 2000. Suoi articoli sono stati tradotti in molte lingue e pubblicati all'estero, ad es. nel The World Paper (USA).

E' autore di diversi libri:
Rozum spokornial. Rozmowy z twórcami kultury
(2000) ("Sobrietà della ragione. Conversazioni con uomini di cultura")
Nauka a polityka. Dziwne losy filozofii prawa w Polsce (2001) ("Scienza e politica. La strana storia della filosofia del diritto in Polonia")
Przelomy wiekow; ("Alla svolta del secolo") (come co-autore) 2000,
è tra gli autori di Chelmska 21 (2001), sul documentario polacco.
Ha pubblicato due raccolte di liriche: Swiat banalny. Wiersze (1998) ("La banalità del mondo. Poesie") e Drzewa wierza naprawde. Wiersze (2001) ("Gli alberi credono veramente. Poesie"), tradotte in diverse lingue
racconti apparsi in diverse riviste letterarie
alcuni pezzi teatrali: Na galezi ("Sul ramo"), Biografia ("Biografia"), Uwaga - zle psy! ("Attenti al cane!") e Naznaczeni ("Le stigmatizzate" ispirato alla vita di Dora Diamant, l'ultima donna amata da Kafka), che fa parte di Bagaze Franza K. ("Il bagaglio di Franz K." - storia di ebrei polacchi correlati a Franz Kafka e sul teatro ebraico in Europa) e l'adattamento teatrale di Patty Diphusa di Pedro Almodovar, monodramma con la famosa attrice polacca Ewa Kasprzyk.
Ha lavorato per la radio e la televisione.

Collabora attualmente col Centro Nazionale per l'AIDS, occupandosi tra l'altro di un programma di prevenzione basato sull'arte, la letteratura e il teatro. In quest'ambito ha organizzando un concorso per drammi teatrali sul tema HIV e AIDS. Dal novembre 2004 due tra i drammi che hanno partecipato a questa competizione sono in scena a Varsavia. Uno di questi, Miss HIV di Maciej Kowalewski, è tra i più importanti eventi culturali di Varsavia.


www.remigiusz-grzela.blog.pl

 

 

 

Intervista all'autore

 

Il dramma "Le stigmatizzate" è incentrato sulle figure di Franz Kafka e di Dora Diamant. Kafka è uno degli scrittori più conosciuti del secolo scorso. Questo vale anche per la Polonia?

Kafka è un'icona a livello mondiale. Il suo volto è noto quanto quello di Marilyn Monroe nella riproduzione di Andy Warhol, o come la zuppa Campbell dello stesso artista. Kafka è un simbolo riconosciuto del modernismo, a mio avviso lo è diventato anche del postmodernismo. Così viene percepito anche in Polonia. Il suo nome è collegato al formalismo privo di significato, al conformismo e alla dimensione dell'assurdo dell'organizzazione poliziesca. I cechi hanno l'espressione "kafkarna" per indicare situazioni di vuoto e insensato formalismo. Devo dire che mi piace l'espressione "kafkarna", ma in polacco non c'è un'espressione analoga derivata dal suo nome. Così penso di poter dire che di Kafka vi sia una percezione, ma non una vera conoscenza, e questo non solo in Polonia, ma ovunque. Si conosce il suo nome e lo si associa a determinati significati, ma non si leggono i suoi libri. Credo che la sua immagine sia molto più nota delle sue stesse opere. Per tornare alla nostra questione Le stigmatizzate è un pezzo teatrale che ha a che fare con Kafka e con la Polonia, dato che la protagonista è Dora Diamant, il suo ultimo amore, la donna per cui egli si allontanò dalla famiglia prendendo le distanze da quel rapporto rigido e soffocante. Per Dora egli andò via da casa, lasciò Praga e si trasferì a Berlino. Con lei passò il suo ultimo anno di vita. Con lei maturò, conquistò indipendenza e libertà. Con lei si sentì davvero se stesso. Povero ma felice. Dora era una ragazza istruita di famiglia ebreo polacca. Era nata in un luogo chiamato Pabianice, vicino alla città ebraica di Lodz. E vorrei aggiungere che a sua figlia diede un nome polacco, Franziska Marianna. Franziska naturalmente come femminile di Franz.

 

Qual è il motivo del tuo interesse per questi personaggi?

Per un biografo Dora Diamant è una figura straordinaria, e protagonista ideale di un dramma. Ho scritto alcuni pezzi per il teatro, e mi hanno sempre interessato personalità particolari, figure che combattono con la vita e col mondo. Mi interessano persone che sanno cosa sono la lotta, la forza, l'autodeterminazione. Il mio primo pezzo, intitolato Sul ramo, è la storia di due donne, un'anziana giornalista corrispondente di guerra che in un reparto oncologico conosce una ragazza che sta combattendo contro il cancro. Sono ammalate entrambe, ma la ragazza è più forte. Combatte per la sua vita, per la sua salvezza. Entrambe hanno qualcosa da imparare l'una dall'altra. Ad essere vincenti. Nel mio secondo dramma Biografia vi sono tre persone: un'attrice, suo marito - direttore di teatro - e un giornalista, incaricato di scrivere la loro biografia. Guardando a ritroso la loro vita si rendono conto che essa è stata in gran parte sprecata. Cos'è il successo? E che significato ha la relazione tra due artisti? La loro vita in fondo è stata tutta una 'recita'.
Il mio dramma successivo Attenti al cane! è la storia di una donna schizofrenica, moglie di un grande drammaturgo polacco, Jerzy Szaniawski. Il dramma ha inizio dopo la morte di quest'ultimo. La donna è convinta che lui sia ancora in vita, e si comporta di conseguenza. Cerca persino di ingannarlo e perseguitarlo. Ma c'è un momento in cui si rende conto di essere ammalata. E allora tutto il suo mondo crolla.
Come si può vedere tutte le donne delle mie commedie sono personaggi difficili, e nessuna di loro è un personaggio inventato. Sono realmente esistite. Hanno lottato con la realtà del mondo e della vita. Hanno combattuto per essere libere. E' questo un tema costante dei miei scritti. Ho scritto anche un adattamento teatrale di Patty Diphusa di Pedro Almodovar. Un'altra donna, una porno star questa volta, che ha 'recitato' la sua vita - e che alla fine si rende conto che, tolta la finzione, tolti i suoi abiti e la sua rossa capigliatura, non è capace di vivere davvero. Anche qui, nel personaggio di Almodovar, ho trattato lo stesso tema. Recitare è un tema fondamentale delle mie opere. Cosa fu Dora Diamant se non un'attrice? Chi era realmente? Credo che dalla morte di Franz Kafka in poi abbia urlato il suo dolore, che sia sempre stata la 'vedova' di Kafka, anche se non erano mai stati sposati. Impersonò per il resto della sua vita il ruolo della vedova di Kafka. E cosa fu Kafka se non un attore? È questo che voleva essere. Basti pensare al suo interesse per il teatro, su cui ho incentrato il libro Bagaze Franza K. ("Il bagaglio di Franz K."), pubblicato in Polonia nel Marzo 2004. Il dramma su Dora fa parte di questo libro.

 

Il ritratto che hai fatto di Dora corrisponde alla realtà della sua vita?

Come ho detto tutti i personaggi delle mie commedie sono esistiti realmente. Questo non esclude che l'immaginazione entri a far parte della finzione teatrale. Quello che ho scritto su Dora è accaduto davvero. C'è una verità storica. Ma ovviamente i dialoghi, le situazioni sono frutto della mia fantasia. Quando Dora ricorda il primo incontro con Kafka ho ricostruito la scena basandomi su materiali storici, documentali, sulle memorie di Dora. E' solo un esempio, ma anche gli altri fatti rappresentati si basano sulla realtà. Sono di professione giornalista e forse è questo il motivo per cui traggo il materiale per i miei scritti dalla vita reale. L'anima dello scrittore combatte in me con quella del giornalista. Sono presenti entrambe, e non è facile trovare un compromesso. Il pezzo su Dora Diamant è nato dal mio interesse per lei. Stavo scrivendo il capitolo su Dora nel libro dedicato a Kafka. Mi ero documentato, ma ancora non avevo alcuna percezione di Dora, non la sentivo parlare con la figlia, non sentivo il suo linguaggio, le sue espressioni. Provai ad immaginarla. A vederla realmente. E così iniziai a scrivere il dramma. Scrissi il primo dialogo tra lei, il giornalista radiofonico e la psicologa, nella prima scena. Mi concentrai sulle parole "mia ma non mia" riferite alla sua storia, che mi si dispiegò davanti. Perché la sua vita fu sua ma al tempo stesso non fu sua. So che può sembrare difficile, spero che nel dramma sia più chiaro di quanto riesco a spiegare ora. Ho scritto il pezzo in tre giorni e tre notti, durante i quali non sono uscito e non ho quasi mangiato. Scrivevo come se scrivere fosse l'unica cosa della mia vita. Non m'importava nient'altro. Mi sentivo male e sapevo che avrei continuato a sentirmi così finché non avessi finito di scrivere il pezzo. E' un dramma difficile, anche per me. Mi sforzai di capire perché Dora abbia voluto educare sua figlia come se fosse la figlia di Franz e perché l'abbia privata della sua vita. Non sono certo di averlo compreso, ma senz'altro so cose che prima non sapevo.

 

Come hai svolto le tue ricerche?

Ho lavorato sei anni al mio libro su Kafka, di cui Dora è uno dei personaggi principali. Ho cercato ogni possibile pubblicazione e notizia sul suo conto. Sono un giornalista e la ricerca mi piace, mi piace il lavoro d'archivio. La scoperta fa parte del mio lavoro. Dora è rimasta per anni solo in sottofondo. Mi ispirava. Era stimolante, soprattutto per me, che vivo in Polonia, a Varsavia, non lontano da Pabianice dive lei è nata. Andai a Pabianice per percepire la sua presenza, e questo lo si può capire dal libro. Mentre svolgevo questo lavoro venni a sapere che a San Diego c'era una donna chiamata Kathi Diamant - giornalista, scrittrice e attrice. Lavorava da venti anni alla biografia di Dora. Non erano parenti, ma avere lo stesso cognome dell'ultima donna amata da Kafka … forse significa qualcosa. La contattai. Ci siamo tenuti in contatto per e-mail comunicandoci le rispettive scoperte. Lei lo raccontò nel suo libro, io lo raccontai nel mio. Mi servì molto a comprendere Dora. La corrispondenza per e-mail era stimolante. Le chiesi: "Credi che Dora abbia conosciuto Millie Chissick, un'altra delle donne di Kafka, un'attrice ebrea che aveva vissuto come Dora a Whitechapell, Londra?". Dora scriveva recensioni teatrali e Chissick era l'attrice che Kafka descrisse in modo così dettagliato nei suoi diari come Madame Chissick. Lavorava al teatro ebreo di Londra. Pensavo: è affascinante. Molti anni dopo la morte di Kafka due attrici, due donne della sua vita vivevano vicine, così lontano da Praga. Naturalmente il fascino che Madame Chissick aveva esercitato era legato solo alla sua attività teatrale, Kafka non ebbe mai una relazione con lei, come con Dora. Ma comunque lo aveva affascinato. Kathi Diamant ed io discutevamo per e-mail di questioni di questo genere.

 

Il tuo dramma fa parte del libro "Bagaze Franza K.", che comprende anche un altro pezzo. Puoi dirci qualcosa su questo libro (ed eventualmente sul collegamento tra queste due parti)?

Il bagaglio di Franz K. è uno strano libro. In una recensione è stato definito un 'romanzo basato sulla realtà', cosa che lo descrive abbastanza bene. E' un testo narrativo ma contiene solo verità documentali. Ancora queste due anime che combattono in me... Il libro s'incentra su pochi temi. Il più importante è il collegamento di Kafka con gli ebrei polacchi, principalmente attori, ed anche con la Polonia. Così il libro racconta la vita di Jizchak Loewy, l'amico di Kafka proveniente da Varsavia, attore e maestro, parla di Madame Chissick, della relazione di Franz con Dora Diamant, ma anche del martirologio delle sorelle di Kafka. Vennero uccise in Polonia. Ottilie, la preferita, morì ad Auschwitz. Vi è una storia che racconta quello che fece per portare in salvo i bambini ebrei del ghetto di Bialystok. Le altre due sorelle di Kafka e i loro mariti furono deportati nel ghetto di Lodz e poi nel campo di concentramento di Chelmno dove morirono. Franz Kafka nel mio libro resta dietro le quinte. Quello che emerge della sua vita viene in qualche modo riferito dalle persone che ebbero a che fare con lui. Altri temi del libro sono il teatro ebraico in Europa e l'influenza che esso ebbe sul lavoro di Kafka, e il suo interesse per il giudaismo. I fatti narrati hanno inizio intorno alla fine del XIX secolo e arrivano fin quasi alla fine del XX secolo, quando morì l'ultima persona che aveva rapporti di parentela con lui. E' scritto sotto forma di un viaggio in treno attraverso l'Europa. Per questo nel titolo si parla di un "bagaglio".

 

Il libro contiene anche la tua interpretazione della vita e dell'opera di Kafka?

Ho ricercato la chiave della scrittura di Kafka nella sua caratteristica di attore. Prima che il libro venisse pubblicato fui invitato ad una conferenza su Kafka che si teneva nella città di Slupsk, nel nord della Polonia. Era una conferenza di letteratura. Si discutevano i collegamenti tra Kafka e Bruno Schulz, Kant, Kierkegaard e altri. Kafka sarebbe stato felice di non essere presente. E i professori non mi prendevano sul serio considerandomi quella-specie-di-biografo-lì. Parlai di Kafka come attore. Per loro era una cosa strana. Poi, a pranzo, uno di loro mi disse: "Non ho mai pensato a Kafka in questi termini. Questo cambia il mio punto di vista sulla sua scrittura". Ero orgoglioso, ma la mia scoperta non era una vera scoperta. L'influenza che il teatro ebbe sulla sua opera è sempre stata palese, e sempre indagata. Ma devo anche dire che il mio libro non è una biografia di Kafka. E' piuttosto la mia narrazione del suo mondo.

 

Hai scritto anche altri libri?

Ho pubblicato due libri di poesie e alcuni libri di tipo giornalistico. Mi interessa l'intervista. C'è una storia a proposito di Melchior Wankowicz, il maestro del giornalismo polacco, una grande personalità. Era in treno. Non era ancora l'alba, era il momento che divide la notte dal giorno. Il treno attraversava villaggi ancora immersi nel sonno. Wankowicz vide una piccola luce in una casetta, a poca distanza dal treno. Il treno si fermò in stazione, Wankowicz scese e andò verso quella casa. Passò due giorni a casa di quella famiglia. Quell'occasione fece di lui un reporter. Io sono diventato giornalista per entrare in quelle case e per incontrare quelle persone. Le interviste sono fonti di grandi opportunità. Ho scritto tre libri di interviste. Ho pubblicato anche alcuni racconti. Il bagaglio di Franz K. è il mio primo vero romanzo.

 

Stai scrivendo qualcos'altro ora?

Ho sempre in mente qualcosa da scrivere, ma scrivo materialmente solo di quando in quando. La maggior parte del tempo la passo a raccogliere il materiale che mi occorre. Quando ne ho raccolto a sufficienza il libro è già pronto nella mia mente. Sto pensando ad alcuni temi piuttosto impegnativi, e probabilmente ci vorranno 5-6 anni prima che diventino un libro. Penso a una storia sulla Polonia comunista, e più precisamente sulle lettere anonime che i cittadini inviavano ai servizi segreti in cui davano informazioni sulla vita dei loro vicini e dei loro parenti. Tempo fa ho conosciuto una grande attrice polacca che viveva a Parigi, Anna Prucnal. Aveva recitato nel film di Fellini La città delle donne nella parte della moglie di Mastroianni. Aveva avuto un ruolo importante anche in Sweet movie di Dusan Makavejev, a causa del quale non poté rientrare in Polonia per 15 anni - era un film antisovietico. Quando tornò in Polonia, dopo quegli anni, poté leggere gli schedari che esistevano su di lei e trovò le lettere con le dilazioni dei suoi amici e della sua famiglia. Ne fu molto turbata, fu per lei un grande dolore. Il comunismo non è finito nel 1989. E' rimasto nel sangue delle persone. E' un argomento che mi interessa molto. Penso che ne farò un libro sulla storia della Polonia. Ma è un lavoro lungo e difficile. Invece penso di riuscire a completare presto il mio prossimo pezzo teatrale. L'ho già in mente. Devo solo sedermi e mettermi a scrivere.

 

Grazie.

 

 

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