|
scritturaimmanente.it
|
( Sulla 'Metamorfosi') Der Ekel.. é forse stato il voler generare
ribrezzo che spinse Kafka alla stesura di una simile novella? forse le sue
condizione fisiche al tempo? cosa vuole effettivamente farci intendere descrivendo
così minuziosamente le sofferenze di una trasformazione tragica,
ma quasi aspettata e mai troppo negata? Rinvenuta la corrispondenza dello
scrittore di Praga, la si analizzò profondamente cercando qualche
chiave d'interpretazione alternativa a quelle convenzionali, si cercò
il segno di qualche avvenimento che condizionò a tal punto la sua
vita da indurlo a spingersi un po' più in là nelle sue metafore
e allegorie, e un qualche elemento comune alla sua esistenza da intenderlo
addirittura come un racconto autobiografico. Kafka all'epoca doveva viaggiare
per lavoro o forse per salute e scrisse della sua stanchezza e della sua
pigrizia... si decise a scrivere una novella tutta d'un fiato per poi ridursi
a finirla in più settimane. Il sanatorio alla finestra di Gregor
e il sanatorio nel futuro dell'autore; la sorella apprensiva ma che voleva
disfarsi di lui e le amanti lontane di Franz. In "La metamorfosi"
vedo una specie di testamento spirituale, un modo per spiegare, come sapeva
fare al meglio, la sua condizione di superiorità, che lo rendeva
solo, il suo dono trasformato in un'arma a doppio taglio. Forse il presagio
di una malattia era talmente angosciante da richiedere di condividere quest'ansia
con qualcuno senza dover rendere esplicitamente pubblica la sua condizione.
Insomma F. Kafka aveva un disperato bisogno d'aiuto, il suo racconto fu
come un tendere la mano alla ricerca di un sicuro appiglio alla vita che
chi intese non riuscì a spiegarsi finchè non toccò
al destino di mettere finalmente un sigillo all'opera di uno dei più
labirintici scrittori espressionisti che la letteratura europea abbia mai
conosciuto.
Serena Saudin
R:
In effetti il rifiuto/disprezzo per il corpo è frequente in Kafka,
e la forma animale non è forse il modo più esauriente per
descriverlo?
Perchè mi sembra strano che non si sia pensato prima alla sua incipiente
malattia, che è presente nelle pagine autobiografiche già
a partire dal 1902-3.
Il sanatorio: Kafka iniziò a frequentare sanatori - intesi come luoghi
di cura- in epoca molto precoce (già nel 1903, poi più volte
tra il 1905 e il 1913, quindi molto prima della stesura di questo racconto).
Quindi il sanatorio qui è qualcosa di più di una profezia...
( Sulla 'Metamorfosi') Credo sia uno dei racconti piu' "disturbanti"
che mi sia mai stato dato di leggere, intendendo "disturbo" nell'accezione
etimologica di "aumento del disordine". Credo che qualora si legga
con attenzione e trasporto questo racconto di Kafka, non si possa che trovarsi
a perdere molte delle nostre certezze sull' esistenza umana, siano esse
frutto di esperienza o di convenzioni.
Il distacco tra Gregor e la sua famiglia aumenta in maniera progressiva
ed inesorabile nel corso della narrazione, e causa ultima di cio' non e'
tanto la famiglia (Gregor sicuramente cerca di riavvicinarsi ad essa fino
in fondo) come potrebbe apparire a prima vista, quanto la metamorfosi stessa
del protagonista: il comportamento della famiglia e' diretta conseguenza
di quest' ultima.
E la metamorfosi in fin dei conti altro non e' che l' uscita da uno schema,
da un ordine.
Da qui la mia personale impressione e' che l'intento principale dell'autore
sia la condanna di un mondo fatto di convenzioni (familiari o in senso piu'
lato sociali, giacche' non solo la famiglia, ma anche molti personaggi "esterni"
contribuiscono alla fine di Gregor) e di repressioni, la condanna di un
mondo nel quale l'individuo perde o forse non ha mai avuto una vera e propria
dignita' personale, ne' veri e propri diritti se non quelli finalizzati
all'asservimento di famiglia e societa' intesi come sistemi.
Vedo il Gregor Samsa di Kafka, in questo senso, molto vicino all'Hans Giebenrath
di Hesse in "Sotto la ruota"
R: Quindi ritieni che la sua metamorfosi stessa sia all'origine di tutto.
Si', effettivamente
mi pare che la metamorfosi, che avviene immediatamente all' inizio del racconto,
sia l' elemento perturbatore della normalita' che innesca tutti i processi
psicologici dei personaggi, quasi una specie di cartina tornasole senza
la quale il vero carattere delle persone resterebbe latente. Piu' difficile
forse capire cosa provochi tale metamorfosi, se ad esempio una sorta di
senso di colpa ed autoesclusione dal mondo dei "normali" del protagonista,
ovvero un semplice intervento del fato, uno scherzo di natura. Io propederei
per quest' ultimo, visto che alla fine dei conti tutto il mondo kafkiano
e' fatto di vincitori e vinti ed i vinti non paiono di solito disporre dei
mezzi uscire dalla loro condizione (vedi ad esempio il fuochista, il digiunatore,
lo stesso signor K dei romanzi e molti altri racconti), paiono condannati
dalla loro stessa natura.
Kafka, data anche le sue precarie condizioni psicofisiche che lo accompagnarono
per tutta la vita, e' sempre stato, mi pare, molto fatalista riguardo alle
possibilita' dei deboli di riscattare le proprie sofferenze. Forse il racconto
piu' interessante da studiare perche' parrebbe uscire da questo schema e'
'Nella colonia penale'...
Fulvio Bergamo
Forse la mia interpretazione è lontana dalle reali intenzioni dell’autore, ma leggendo le Metamorfosi mi è parso di vedere nella trasformazione di Gregorio quasi una fuga dalla vita, fatta di rinunce e costrizioni, da un lavoro che non lo soddisfaceva, ma che era costretto a svolgere per mantenere la sua famiglia, interamente adagiata sulle sue spalle quasi come una sorta di parassita. Il protagonista stesso, allora, a sua volta diventa un parassita inutile, che grava sulla sua famiglia. Il padre, figura dura e autoritaria, è il primo a dimostrare una violenta insofferenza nei riguardi del “figlio” ormai inutile, improduttivo e addirittura nocivo alla situazione economica familiare. La sorella, mostratasi inizialmente comprensiva, ben presto finisce per odiare anche lei e volersi liberare della mostruosa creatura in cui si è trasformato il fratello. A Gregorio, divenuto ormai un peso inutile per la società, non rimane che lasciarsi morire. L’indigenza costringe i membri della famiglia a darsi da fare per mantenersi, ristabilendo così l’equilibrio. La perdita del figlio è quindi superata con fin troppo eccessiva facilità. Lo sbocciare fisico della sorella, e pertanto un suo possibile proficuo matrimonio, infine, apre nuovi orizzonti di profitto alla famiglia parassita.
Danila
(Sulla
'Metamorfosi')
Non credo proprio che kafka scrivesse storie dell' orrore. La sua intenzione
non era sicuramente quella di fare paura!
Però ognuno può trarre le sue conclusioni dal suo scritto;
io credo che Kafka paragoni la vita di Gregor alla vita di una comune persona,
e l'insetto sia una metafora...dire cosa rappresenti mi sembrerebbe presuntuoso
e limitativo perchè ognuno ne dovrebbe trarre il proprio insegnamento
personale...
Sergio
Avevo letto il racconto 'La metamorfosi' in prima superiore e anche se l'ho trovato molto interessante come stile... non gli avevo dato molto peso perchè lo vedevo come un libro da leggere per la scuola! e non per se stessi! sempre a scuola in quinta superiore mi sono ritrovata a rileggerlo con tutta la classe, e con mia grande sorpresa ho notato che tutti lo hanno preso come un libro quasi comico, divertente... vedevo persone ridere mentre nel libro veniva spiegato come "Gregor" non riuscisse ad alzarsi dal letto... mentre a mio avviso è un libro molto angoscioso, non pauroso, il classico libro che dà il morso allo stomaco! (si sa che leggendo un libro ci si immedesima nel protagonista) e io credo di essermi sentita a disagio, molto a disagio, anche se il protagonista "Gregor" stava meglio di me!! strano no?!
Futura
Kafka secondo me non è da paura, non è solo da angoscia. E' un letterato consapevole del suo talento (ad esempio del valore della lingua che usa) e un sapiente descrittore di sensazioni umane. Il problema è che al suo tempo le persone non ammettevano di provare tali sensazioni, le rifuggivano perché poco piacevoli e per nulla rassicuranti. E così gli è rimasto il marchio di scrittore dell'angoscia. Ma è piuttosto, secondo me, lo scrittore dell'intelligenza acuta, del linguaggio trasparente, del Rätsel dalle molteplici risposte... E' l'autore che più stimola l'interpretazione letteraria, senza dubbio
Roberta Ceriani
La metamorfosi: nel momento in cui Gregor, solo e abbandonato, esalava l'ultimo respiro... io piangevo. Ebbene sì, dopo trent'anni di vita e di letture solo Kafka è riuscito a farmi singhiozzare come un bambino.
Perchè quella tragedia? Perchè ci viene lasciata fino all'ultimo una speranza? Quali colpe avrebbe dovuto espiare quel commesso viaggiatore?
Il lavoro quotidiano, la malattia, la morte, tutto corre trascinandoci verso una fine ineluttabile e ambigua. Il sacrificio per la rinascita della propria famiglia può meritare tanta indifferenza se non scherno (la domestica)? La soluzione sta nell'autore, nella sua condizione e allo stesso tempo nel suo genio letterario. Anche il suo sacrificio non è stato vano: immedesimarsi nello "scarafaggio" dovrebbe far comprendere cosa sono la solitudine, la sofferenza e l'umiltà, per migliorare se stessi e il rapporto con gli altri
Gastone
(a proposito di un incontro in cui si parlava dei racconti di Kafka)
Ricordo quest'incontro come uno dei molti momenti di consapevolezza della profondità e della molteplicità che ti lascia un vero capolavoro artistico ... Per me Kafka è un autore da privilegiare ... La sua opera è una vera opera letteraria, nel senso più pieno del termine.
Eloise Lonobile - www.letteratour.it
Leggi il suo articolo: Kafka e la logica dell'assurdo
Quando ho letto "Nella colonia Penale" mi sentivo il condannato a morte, mi sembrava di esserci io. Non ho finito il racconto, e sono riuscita a rileggerlo solo molto tempo dopo.
Alexia
Penso che Kafka avesse una sensibilità particolare, e che abbia descritto cose che tutti provano, ma che non sanno raccontare.
Fabio C.
Kafka ha scritto racconti che fanno veramente paura. Non so come possano venire in mente cose del genere ...
Max
La metamorfosi>>>
Una relazione accademica >>>
Lettera al padre >>>
© 2003-2004 Elisabetta Bertozzi - tutti i diritti riservati