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scritturaimmanente.it
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| prigioniero |
"Me ne stavo perciò accoccolato colle ginocchia piegate e sempre tremanti; inoltre, non volendo in un primo momento, probabilmente, veder nessuno e desiderando stare al buio, stavo rivolto verso la cassa, mentre, dietro, le sbarre delle inferriate mi segavano la carne" (p. 252)
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| calma e disciplina |
"Oggi lo vedo bene: senza la massima calma interiore non mi sarei mai potuto salvare. E in pratica credo, se sono quel che sono divenuto, lo debbo forse interamente alla calma che subentrò in me dopo i primi giorni della mia permanenza sul bastimento. Ma quella calma, d'altra parte, la dovevo alla gente della nave" (p. 254)
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| salvezza | "Ed
imparai, signori miei. Oh, s'impara quando si deve imparare; s'impara quando
si vuol trovare una via d'uscita; s'impara disperatamente.
Si sorveglia noi stessi con la frusta; ci si lacera le carni alla minima resistenza. La mia natura di scimmia uscì da me ..." (p. 257)
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| oggi |
"Con le mani in tasca, la bottiglia sulla tavola, me ne sto mezzo sdraiato e mezzo a sedere sulla mia seggiola a dondolo guardando fuori della finestra" (p. 258) |
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