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Sulla leggenda del morto vivente, o meglio dell'anima erratica che non trovando pace entra nel corpo di un vivo, il Dibbuk appunto, l'autore Sholem An-Ski ha costruito il dramma d'amore di un giovane che, contrastato in vita, dopo la morte entra nel corpo dell'amata.
La leggenda del Dibbuk fa parte della tradizione dell'ebraismo dell'Europa Orientale, e si richiama alla reincarnazione. Le anime hanno bisogno di rivivere per redimersi, per compiere le opere non compiute, per recitare le preghiere non recitate in vita, e possono reintegrarsi non solo in un corpo umano, ma anche in quello di piante o animali. Il dramma contiene accenni alla numerologia mistica e alla concezione del nome divino, da cui ogni oggetto della natura deriva per emanazione, e fu scritto in yiddisch.
Fu scritto nel 1918, e venne rappresentato a partire dal 1920 riscuotendo un enorme successo in tutte le parti del mondo. Nel 1936 fu rappresentato alla Scala, e negli anni '70 Leonard Bernstein lo rappresentò a New York in forma di balletto.
Notiamo a margine come figure a metà strada tra due mondi siano presenti nell'opera di Kafka (in particolare nella figura del "Cacciatore Gracco").
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brevi note biografiche di Sholem An-Ski |
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