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Leo
Perutz, autore ebreo tedesco di Praga contemporaneo di Kafka
trasferitosi presto a Vienna, scrisse questi racconti - nostalgia della città
natale? - nel corso di trent'anni, pubblicandoli solo negli anni '50. Nel
solco della tradizione di una Praga esoterica e magica
raccontano la città rudolfina, mescolando come è ovvio realtà
e leggenda, storia e mitologia. Al centro la figura dell'Imperatore
Rodolfo II, il leggendario ma realissimo sovrano che sperperava
i soldi del regno in arte e scienze esoteriche, mantenendo alla sua corte
uno stuolo di artisti, scienziati, maghi, astrologi e alchimisti.
Accanto a personaggi storici vi sono personaggi del popolo e tipi caratteristici dell'epoca - come l'usuraio ebreo Mordechai Meisl - attraverso cui rivivono miti e tradizioni che hanno contribuito alla fama di Praga come città 'magica', e alla notorietà del ghetto ebraico. Due realtà a confronto: i cristiani e gli ebrei, il ghetto e la corte, che tuttavia si mescolano e si integrano - in cui la realtà è soffusa di magia, talora di saggezza predittiva e divinatoria. Vi è la storia di Keplero, che alla morte di Tycho Brahe prese il suo posto come astronomo di corte ma che viveva in miseria perchè l'Imperatore amava spendere i suoi soldi facendo arrivare capolavori artistici da mezza Europa; e vi è la vicenda di Wallenstein e la storia curiosa del suo matrimonio, avvenuto per caso e per necessità sotto la guida di un destino scritto nelle stelle. Vi sono poi le intricate vicende di pazzi, furfanti, dignitari, dame e duelli, che danno vita a un intreccio divertente e pittoresco.
© 2003-2005 Elisabetta Bertozzi - tutti i diritti riservati