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Kafka: vita e opere -- la Praga di Kafka -- autori praghesi ed ebraici -- percorsi letterari

 

 

BOHUMIL HRABAL

INSERZIONE PER UNA CASA IN CUI
NON VOGLIO PIU' ABITARE

Einaudi

trad. di Ela Ripellino

 

 

Atmosfere kafkiane riconosce Angelo Maria Ripellino in questa raccolta di racconti ambientati nella Praga dell'epoca comunista, al di là del fatto che il primo di questi, "Kafkeria" (il cui sottotitolo potrebbe essere "la casualità della vita"), esplicitamente e liberamente si richiami a Kafka - in cui una passeggiata per le vie e le piazze di Praga è occasione per cogliere e narrare il caso, la relazione puramente casuale e forse insensata di tutto ciò che fa parte della vita di ogni giorno.

I piccoli eroi, spesso negativi, di Hrabal, si adattano e cercano di restare a galla nella vita affermando una dignità ed un'autorità che hanno il sapore della sconfitta, e che commuovono il lettore per gli sforzi, sproporzionati e patetici, cui si sottopongono.

Così il surreale di cui l'autore circonda i suoi personaggi è quasi un'esigenza vitale che consente loro di vivere o sopravvivere tra le strade, le fabbriche, le piazze di una città - Praga appunto - che, a differenza della più diffusa iconografia cui ci siamo abituati, resta sotto la superficie, quasi estranea (estraniata?) alla narrazione, e vagamente trasfigurata: "Dai muri della cattedrale sgocciolava argento vivo. Gonfi gufi e babbuini si sono assopiti sui cornicioni" (p. 8). Anche gli oggetti elencati a mo' di inventario - più fantastico che reale - sembrano voler sottolineare il caos e il senza senso del mondo. Eppure l'autore gioca, gioca con la lingua e con le immagini, e riesce comunque a comunicare una mesta vitalità, non del tutto sopita in un luogo e in un tempo da cui si vorrebbe, forse, fuggire - se solo se ne avesse la consapevolezza. Così il posto in cui si vive non è luogo di consuetudini e famigliarità, ma ha assunto i contorni di estraneità e avversione, che ne fa una 'casa in cui non si vuole più abitare'.

 

 

 

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