Scrittore boemo di
lingua tedesca e di religione ebraica: sono gli elementi caratterizzanti
il background culturale di Franz Kafka, lo scrittore nato a Praga nel 1883 e
morto nel 1924.
Il padre, un ebreo di lingua ceca di origine contadina arricchitosi con la sua
attività di commerciante volle inserire il figlio negli ambienti tedeschi
poichè gli ebrei tedeschi, cui apparteneva la madre, costituivano il
ceto privilegiato per cultura e benessere economico; egli era un tipico 'assimilato'
(cioè occidentalizzato) poco
interessato sia alla cultura che alla tradizione ebraica, e
privo di quella sensibilità, non solo artistica, che caratterizzò
il figlio.
Questi coltivò
fin dagli anni del liceo l'interesse per la scrittura seguendo lo stile barocco
e fiorito tipico della moda di quegli anni, ben diverso dallo stile asciutto
delle opere che sono arrivate fino a noi. Iniziò gli studi letterari
nel 1902 a Monaco di Baviera, ma li interruppe all'improvviso dopo solo un paio
di mesi, facendo ritorno a Praga per frequentare la facoltà di Giurisprudenza,
dove si laureò nel 1906 - assecondando così il volere della famiglia.
Fece pratica legale, lavorò fino al 1908 alle Assicurazioni Generali,
poi all'Istituto di Assicurazioni contro gli Infortuni sul Lavoro del Regno
di Boemia.
Nel 1917 si manifestò
la malattia (tubercolosi polmonare) di cui morirà nel 1924 nel sanatorio
di Kierling vicino a Vienna. Qui era stato trasferito da Berlino, dove aveva
convissuto per un paio di anni con Dora Dymant (o Diamant). Gli ultimi anni
furono caratterizzati da ripetuti ricoveri in sanatorio.
In realtà la
maggior parte delle sue biografie dimenticano di citare il fatto che i suoi
ricoveri in case di cura e sanatori di vario tipo erano iniziati già
nel 1903 e si erano susseguiti con una certa regolarità fino al 1913
(per maggior precisione nel 1905, 1906, 1911, 1912, 1913), per interrompersi
poi fino alla diagnosi (ufficiale) della sua malattia, avvenuta nell'estate
del 1917.
Questo (e non solo questo) fa supporre che la sua malattia fosse iniziata molti
anni prima: così l'analisi dei racconti, da me condotta in parallelo
a quella dei dati biografici nel
saggio "Franz Kafka.
La scrittura immanente",
sembra confermare e convalidare questa ipotesi.
Questo dato, se
considerato valido come ritengo, sarebbe di fondamentale importanza: non solo
fornirebbe un elemento in più sulla vita dell'autore, non solo sarebbe
il tassello mancante della sua biografia (è inverosimile che tale malattia
inizi di colpo con una sintomatologia come quella da lui manifestata - un'emottisi
- che generalmente si verifica in fasi più avanzate), ma soprattutto
fornirebbe una traccia interpretativa di molti elementi della sua scrittura.
Finora tuttavia questo dato non è stato preso molto in considerazione,
e il 1917 viene considerato - in mancanza di altre notizie - come la vera
data del suo inizio.
Gran parte della
vita di Kafka possiamo ripercorrerla attraverso sue testimonianze dirette di
tipo letterario-biografico (note di diario,
lettere, aforismi, appunti) e grazie alla biografia scritta dall'amico
Max
Brod.
Questi fu il primo a qualificare Kafka come uno scrittore "religioso".
Scrittore lui stesso, ne aveva compreso il genio letterario e lo aveva sempre
incoraggiato e sostenuto su questa strada, senza accondiscendere - per nostra
fortuna - alla consegna ricevuta di distruggere, dopo la morte, le sue opere.
Altra interessante ricostruzione a posteriori della sua vita fu fatta dallo
studioso Klaus Wagenbach,
che collaborò negli anni '50 alla redazione completa delle sue opere
per la casa editrice Fischer.
In famiglia Kafka
fu molto legato alle sorelle Elli, Valli e sopprattutto alla più giovane
Ottla, e allo zio materno Siegfried Löwy, che era medico e che si interessò
molto a lui. Ebbe invece un rapporto più contrastato col padre, senz'altro
a causa del diverso carattere e dei diversi interessi. Morì il 3 giugno
1924 e venne sepolto nel cimitero ebraico di Straschnitz a Praga, dove giace
tuttora. Le sue sorelle
morirono nei campi di concentramento nazisti.
L'UOMO
Dalle sue opere sembra
emergere una personalità notturna, oscura e tormentata, in contrasto
con quanto affermato da Max
Brod, che lo dipinge invece come una persona gentile
e delicata, allegra e disposta alla battuta e allo scherzo. Era senz'altro un
uomo sensibile, attento a quanto accadeva intorno a lui ma anche portato all'introspezione
e alla specualzione filosofico-esistenziale. Da molte sue affermazioni sembrava
soffrire di una sorta di privazione di identità culturale, dovuta - forse
- al fatto di essere un ebreo "assimilato",
cioè inserito e integrato nella società occidentale e privo di
radici nella tradizione ebraica. Da qui il suo interessamento per quella cultura
e la frequentazione nel 1911-1912 di una compagnia di attori
di teatro yiddish che si esibiva allora a Praga, tra cui l'attore
Jizchak Löwy
con cui strinse amicizia. Tormentato, o forse semplicemente indeciso, lo fu
nella vita privata (sia nei rapporti sentimentali che in quelli con la famiglia,
che non aveva mai compreso ne' approvato le sue aspirazioni letterarie).
LE
DONNE
Da un punto di vista
letterario le donne "ufficiali" della sua vita furono tre:
Felice Bauer, una berlinese conosciuta in casa di Max Brod
con la quale si fidanzò a distanza e intrattenne per circa cinque anni
una fittissima corrispondenza, ma nei cui confronti non sapeva prendere una
decisione definitiva, finchè ruppe il fidanzamento nel 1917. Ciò
che colpisce nelle lettere che le inviò è che sembrano scritte
soprattutto per se stesso, a scopo introspettivo o espressivo;
Milena
Jesenská, moglie infelice di Ernst
Pollak, traduttrice in ceco delle sue opere, conosciuta nel
1920. Con lei, che viveva a Vienna, intrattenne un intenso scambio epistolare,
ma i loro incontri furono molto sporadici;
Dora
Dymant (Diamant) fu tra queste la sola con cui ebbe una
relazione vera e propria, convivendo con lei a Berlino e facendo progetti matrimoniali.
Fu una relazione breve, interrotta dalla sua morte. Dora proveniva da una famiglia
polacca di osservanza ebraica ortodossa, e si era allontanata dalla famiglia
per sfuggire all'atmosfera opprimente che regnava in essa, trasferendosi da
sola a Berlino. Qui aveva incontrato Kafka. Sembra che sia stato un grande amore
nonostante la differenza d'età - Dora era ventenne, Kafka aveva il doppio
dei suoi anni. Condivisero i difficili tempi della crisi economica tedesca e
i mesi più duri della malattia di lui. Sembra che Dora non si sia mai
rassegnata alla sua morte e che abbia vissuto il resto della sua vita all'ombra
del suo ricordo. Ebbe una figlia da un uomo con cui troncò presto ogni
relazione, cui diede nome Franziska Marianna e che crebbe come se fosse stata
figlia di Kafka.
Il dramma della vita
di Dora, che si proiettò in modo tanto tragico sulla vita della figlia,
viene indagato nel lavoro dello scrittore e giornalista polacco
Remigiusz Grzela"Le
stigmatizzate"che potete
leggere integralmente e in esclusiva su questo sito.
Nel 1919 fu fidanzato
con Julie Wohryzek, ma il fidanzamento
durò solo pochi mesi, ed ebbe un'amicizia piuttosto stretta con Grete
Bloch, amica e intermediaria tra lui e Felice.
Da questa relazione si dice
fosse nato un figlio, fatto di cui Kafka non sarebbe mai venuto a conoscenza.
In proposito rimando al testo di Ervino Pocar, "Kafka
non sapeva di avere un figlio",
in: Epoca-Lettere, Milano 1953.
IL
LAVORO
Laureatosi in giurisprudenza,
Kafka aveva fatto pratica legale presso il Tribunale di Praga, poi nello studio
dell'avvocato Richard Löwy; aveva trovato un posto prima alle Assicurazioni
Generali, per poi lavorare fino agli anni della malattia presso l'Istituto di
Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro per il Regno di Boemia.
Benchè avesse studiato legge più per assecondare le aspettative
della famiglia che per vero interesse, e nonostante le sue reiterate lamentele
perchè il lavoro gli sottraeva tempo ed energie che avrebbe voluto dedicare
alla scrittura, egli fu un impiegato competente e brillante, e realmente interessato
alle problematiche sociali che il suo lavoro affrontava (le assicurazioni sul
lavoro e le condizioni di lavoro degli operai).