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"Come è avvenuto che la poesia e la letteratura tedesche negli anni Dieci e Venti del nostro secolo abbiano potuto fiorire proprio a Praga con una forza e un'originalità così singolari?" (p. 11).
Così
inizia questo libro, introducendo subito il tema di fondo, cui Urzidil cerca
di dare risposta in questa raccolta di saggi usciti in date diverse su varie
pubblicazioni.
Nel corso della sua storia Praga era stata crocevia di traffici e punto d'incontro di culture, popoli e lingue diverse, baricentro di territori che su di essa confluivano - venendosi a trovare, a cavallo tra '800 e '900, la minoranza degli ebrei tedeschi che vi abitavano e a cui lui stesso apparteneva all'apice del proprio sviluppo culturale. Sulla cultura di Praga si propagavano le ombre dei grandi autori russi, Tolstoj e Dostoevskij, e l'influenza di arti come la musica e la pittura.
A sorpresa Urzidil elogia l'isolamento linguistico del gruppo etnico di lingua tedesca (da altri considerato un limite), lontano dal centro dell'Impero Asburgico - Vienna - e isola in territorio ceco - smentendo a priori le tesi e il compianto di chi (e sono la gran parte degli studiosi di Kafka) ha fatto risalire la sua problematica (anche) all'isolamento stesso e ad una supposta conseguente crisi d'identità:
"Per la letteratura questa fu una straordinaria benedizione, giacchè noi praghesi di lingua tedesca scrivevamo e continuiamo a scrivere nella lingua che parliamo tutti i giorni e nella quale viviamo" (p. 20).
La lingua, il tedesco
di Praga, era rimasta scevra da influssi dialettali e aveva conservato
piena corrispondenza tra lingua letteraria e lingua quotidiana.
(Questo può forse aiutare a comprendere un aspetto della prosa di Kafka,
cioè la sua intimità mascherata sotto un velo di apparente freddezza
- una lingua tanto netta, sintetica e pur emozionale).
Grande amico di Kafka, alle cui esequie tenne il discorso commemorativo, e a conoscenza di episodi e particolari poco noti della sua vita (che talvolta restano tra le righe), Urzidil dà interessanti indicazioni su alcune fonti a cui Kafka può essersi ispirato, nonchè la sua interpretazione di alcune sue opere ("America", "Davanti alla legge", "Il prossimo villaggio", "Il silenzio delle sirene"), parla dell'amicizia di Kafka con Rudolf Fuchs, Karl Brand, Jirì Langer e Friedrich Thieberger, dell'influenza che su di lui può aver avuto l'amico Ernst Weiß. Nel saggio "Vita brevis, ars longa" esamina il possibile influsso delle arti figurative sullo stile di Kafka.
E' un libro adatto non tanto a chi si accosta a Kafka per la prima volta, ma a chi ne ha già una discreta conoscenza, e può fornire tanti utili dettagli per la comprensione della sua personalità e della sua scrittura.
Il libro comprende i seguenti saggi:
Nella Praga dell'Espressionismo
Edison e Kafka
Il regno dell'irraggiungibile
Incontri con le sirene
L'insegnante di ebraico
Monumenti
Vita brevis, ars longa
11 giugno 1924
Discorso commemorativo
La distruzione dell'opera da parte del suo creatore
© 2003-2004 Elisabetta Bertozzi - tutti i diritti riservati