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Non un romanzo, ne' un'opera di narrativa, ma un semplice testo di documentazione molto utile per chi voglia informarsi sulla vita culturale di Praga nell'800 e nel primo '900. I due "Circoli di Praga", come Brod li definisce, cioè il gruppo degli amici più stretti (Brod stesso, Kafka, Felix Weltsch e Oskar Baum a cui solo dopo la morte di Kafka si aggiunse Ludwig Winder), e il gruppo "allargato" di coloro che vi ruotavano intorno. I nomi, i circoli culturali e le personalità che erano al centro di una vita culturale molto vivace e intensa, anche grazie alla compresenza di tre ceppi linguistici (la maggioranza ceca e le minoranze ebraica e tedesca) che vivevano affiancati, ma non realmente separati e tanto meno ostili, e tra i quali esistevano invece scambi e reciproci stimoli.
E' questo uno dei punti su cui Brod si esprime in modo molto chiaro, smentendo le illazioni e la comune credenza secondo cui a Praga si vivesse un'atmosfera claustrofobica e soffocante, di separatezza e ostilità tra le tre comunità di cui era composta, con la cui influenza si è spesso tentato di spiegare le atmosfere della scrittura di Kafka.
E' la prima, fondamentale "sorpresa" che questo libro ci riserva. Ma non l'unica: a Kafka, suo grande amico, sono dedicate numerose pagine, e in queste Brod, pur esprimendosi sulla "religiosità" dell'opera kafkiana - come riferisce qualunque critico a lui posteriore - dice molto chiaramente che in lui esistono ben tre diversi livelli interpretativi >>, tutti ugualmente importanti. Dice anche che la religiosità kafkiana è un atteggiamento nei confronti della vita, e che il suo ebraismo andrebbe letto in senso sociale ed umanitario, e non esattamente in senso interiore come in genere invece lo si intende (anche se la ricerca delle radici ebraiche esisteva effettivamente nelle correnti culturali dell'epoca).
Interessante l'esposizione della poetica del "Circolo di Praga", cioè la ricerca, talora voluta talora inconsapevole, di una rappresentazione della realtà ottenuta attraverso un approccio di tipo simbolico che, più e meglio di un freddo realismo fotografico, tende a rappresentare l'essenza ed il significato del reale, e ad essere quindi più reale della realtà stessa. Interessante in particolar modo perché ci aiuta a capire quale debba essere il giusto approccio all'opera di Kafka. Altrettanto interessante, in questo senso, è l'esposizione del contenuto dell'opera di Oskar Baum, il poeta cieco che ha dato voce nelle sue opere alle particolari condizioni di vita da ciò condizionate, intento autobiografico che io ritrovo nell'opera di Kafka.
Nel sito Recensione di "L'ultima esperienza di Tycho Brahe"
© 2003-2004 Elisabetta Bertozzi - tutti i diritti riservati