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scritturaimmanente.it
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Un taglio della decadente società borghese del tempo emerge nella descrizione di un incontro tra vecchi compagni di scuola. E' il sintetico ritratto di una generazione posta nel momento cruciale del passaggio tra due secoli, due epoche, alla fine dell'Impero Asburgico, di cui il protagonista avverte la problematicità e la perdita del senso del presente, quindi di ogni stabilità.
Ernst Sebastian è
un giudice "moderno", secondo le nuove teorie psicologiche e le mode
culturali del tempo, e negli interrogatori cerca di stabilire un rapporto 'alla
pari' con l'accusato.
In uno di questi interrogatori si trova davanti un certo Franz Adler; una serata
passata insieme a vecchi compagni di scuola ridesta in lui il ricordo di un
compagno che aveva lo stesso nome.
A questo punto passato e presente si confondono, i ricordi si mescolano ai sensi di colpa nei confronti di quel compagno, il migliore di tutti, ebreo, la cui superiorità era da loro mal tollerata e generava scherno continuo nei suoi confronti.
Così si riflette su come si può influenzare una persona fino ad indurla ad autodistruggersi.
Il ritmo della narrazione, concitato e nervoso, riflette il ritmo dei pensieri che corrono nella mente di Sebastian, e la conclusione riserverà una sorpresa in sintonia con lo psicologismo corrente.
Nel sito Recensione di "Il colpevole non è l'assassino ma la vittima"
© 2003-2004 Elisabetta Bertozzi - tutti i diritti riservati