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Kafka: vita e opere --la Praga di Kafka - autori praghesi ed ebraici - percorsi letterari

 

 

FELICE BAUER

 

Berlinese, di famiglie ebrea ortodossa, di professione impiegata, conosciuta una sera del 1912 a casa di Max Brod, la prima impressione che Kafka ne ebbe non fu esaltante. Ciononostante da questo incontro nacque una corrispondenza epistolare fittissima che si protrasse fino al 1917, anno della rottura definitiva della loro relazione. Praticamente si fidanzarono 'per lettera': i loro incontri furono piuttosto sporadici, ciononostante Felice (il cui nome va letto alla francese) fu la 'fidanzata ufficiale' di Kafka, e nelle loro lettere si parla di matrimonio.

Nei cui confronti Kafka aveva un atteggiamento ambivalente: sembrava non poterne fare a meno, ma al tempo stesso trovava mille argomentazioni (la letteratura innanzi tutto) per sottrarvisi.
La rottura definitiva si ebbe solo nel 1917, dopo la diagnosi della sua malattia.

Il loro epistolario, raccolto nelle "Lettere a Felice", sembra, per quanto concerne Kafka, più un monologo che un dialogo, una lunga 'confessione' introspettiva in cui confluiscono riflessioni filosofico-esistenziali a cui Felice resta in gran parte estranea, anche a causa della differenza culturale esistente tra loro.

 

Le titubanze di Kafka in merito al matrimonio hanno indotto a supposizioni e congetture di vario genere sulla sua psicologia, ma mi pare corretto tenere conto di alcuni dati concreti:

1. il matrimonio era allora un obbligo sociale - e non è escluso che questa relazione vada vista proprio così, cioè come la preparazione ad un'unione borghese in cui i sentimenti e l'amore non erano la cosa principale, e che proprio per questo motivo può aver trovato un'inconfessabile contrarietà di fondo in una persona sensibile come era Kafka;

2. Kafka sapeva (a mio parere già dal 1902, e con certezza dal 1913, secondo quanto da me esposto nel saggio "Franz Kafka. La scrittura immanente") di essere affetto da una malattia che allora non lasciava scampo. Questa malattia era allora considerata ereditaria - con possibilità di trasmissione alla prole - e fortemente ghettizzante sul piano sociale. In molte società a chi ne era affetto era interdetto il matrimonio.
Come avrebbe potuto Kafka non tenerne conto?

 

 

 

Nel sito
Milena Jesenska - vita e scritti

 

 

 

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