scritturaimmanente.it
home
scrittura immanente
autori
analisi testuale
letture
contributi
link

Kafka: vita e opere----la Praga di Kafka - autori praghesi ed ebraici - percorsi letterari

 

FLAVIA ARZENI

BERLINO, UN VIAGGIO LETTERARIO

Sellerio

 

 

La Berlino industriale, quella della cultura o dell'industria del divertimento, dei megaconcerti e delle megadiscoteche, delle centinaia di ritrovi notturni aperti fino all'alba; la Berlino opulenta e quella dell'immigrazione; il regno incontrastato della libertà individuale affiancato al simbolo della sua completa negazione, cioè il muro; la spaccatura Est-Ovest (il "cielo diviso" di Christa Wolf) e infine l'abbattimento del muro; Potsdamerplatz e la prospettiva del nuovo; le barriere che risorgono all'interno dell'animo umano, nelle divisioni economiche e culturali dei suoi abitanti: se qualcuno che ha visitato Berlino o che è intenzionato a farlo volesse trovare una spiegazione a questi fenomeni farebbe bene a leggere il libro di Flavia Arzeni "Berlino, un viaggio letterario", ed. Sellerio - che ha il merito di mostrare come la Berlino di oggi trovi spiegazione in quella di ieri.

Ripercorrere gli ultimi 130 anni della sua storia - itinerario che essa compie attraverso gli scritti degli autori più rappresentativi, tedeschi e non, che vi vissero o soggiornarono - significa infatti rivisitare le mille tessere di quel mosaico di cui è composta questa città, mostrando quanto la Berlino di oggi affondi le sue radici nel passato. Almeno a partire da quando, divenuta nel 1870 sede dell'Imperatore di Germania (prima era soltanto capitale del regno di Prussia), iniziò a trasformarsi da piccola e monotona città in un'importante metropoli. Le contraddizioni tipiche di un grande agglomerato urbano non tardarono a farsi sentire, prima fra tutte Il contrasto tra gli eleganti quartieri borghesi e il grigio e tetro panorama delle zone industriali, caro all'iconografia espressionista (la "Berlin Alexanderplatz" di Döblin).

 

E' un dato di fatto che la storia e la cultura del '900 abbiano scelto Berlino come loro sede privilegiata. Pensiamo soltanto alla Repubblica di Weimar, alla crisi economica degli anni '20 (George Grosz racconta che si recava a fare la spesa con uno zaino pieno di marchi che non avevano quasi più valore), all'ascesa di Hitler alimentata da un'atmosfera di generale euforia, infine alla sconfitta nella seconda guerra mondiale cui seguirono anni di miseria, fame e freddo, ed infine al miracolo economico e alla ricostruzione, nonostante la precarietà della sua situazione politica, divisa com'era nei quattro settori alleati.

 

Il suo fascino ricco di sfaccettature veniva così descritto da Klaus Mann nel 1923: "seducente, grigia, tignosa, malandata, e tuttavia vibrante di vitalità nervosa, scintillante, fosforescente, animata, piena di tensione e di promesse"; e come tale essa si è sempre proposta nel tempo: una città vitalissima in cui trovarono spazio tanto le rappresentazioni dei grassi borghesi di George Grosz quanto le riunioni di artisti nei caffè e la vivacità dell'ambiente artistico e letterario d'inizio secolo di cui parla Stefan Zweig. Questo, e altro, è oggetto di una (inevitabilmente) rapida ma efficacissima scorsa nel libro curato da Flavia Arzeni. Esso riesce anche a mettere in luce come Berlino abbia subito i mutamenti della storia non meno di quanto li abbia essa stessa prodotti, grazie alla sua capacità di risorgere dalle proprie rovine e rinascere al nuovo. Non a caso Theodor Fontane l'aveva definita una "città costruita" e M.me de Staël una città "senza storia", concetti che la curatrice del libro spiega dicendo che "si realizza nel presente e nella sua continua evoluzione senza conservare i segni del passato né sedimentarsi nella memoria".

 

Così ancora oggi a Berlino si ha talora la sensazione di una vitalità vagamente forzata, di un'atmosfera spesso surreale e artificiosa, con tutto il fascino che essa comporta, e che si percepisce come una dimensione altra e "diversa" dalla normalità. Si può allora condividere sia l'opinione degli entusiasti che la considerano la più vivace tra le città della Germania, sia quella di quelli che vi ritrovano invece estraneità e isolamento.
Il libro ha anche un altro merito: attraverso la documentazione dei fatti del passato esso desta la curiosità sul futuro di questa città che, nella complessa ricostruzione della struttura urbana, economica e culturale che fa seguito alla ritrovata unità, si trova di nuovo a sfidare la storia e a doversi inventare un domani.

 

Elisabetta Bertozzi, Gazzetta di Parma, 1-2-1998

 

 

 

Nel Sito
Il romanzo berlinese di Sven Regener: l'attualità e la contemporaneità di Berlino in "Il signor Lehmann"

 

 

 

Vai all'indice delle recensioni