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Kafka: vita e opere -- la Praga di Kafka -- autori praghesi ed ebraici -- percorsi letterari

 

JUDITH HERMANN

CASA ESTIVA, PIU' TARDI

ed. e/o, 2001

trad. di Barbara Griffini

 

 

L'incipit del primo racconto "Uragano (Something farewell)" potrrebbe essere il 'programma' di scrittura che Judith Hermann esprime in questi racconti: "Il gioco si chiama 'Immaginarsi-una-vita-così'. Lo si può giocare quando la sera, sull'isola, ci si ritrova da Brenton ".
Una vita da immaginare è una vita intessuta di emozioni - come la scrittura della Hermann; una vita immaginata è un progetto, un programma, qualcosa che va oltre la quotidianità - o forse una diversa dimensione della quotidianità. Anche questo lo si ritrova nei racconti dell'autrice. E' infatti il fulcro del libro, un leit-motiv quasi impercettibile presente in tutti i racconti.
"Il gioco … non ha regole".
Lo si gioca sull'isola del Centro America in cui vive un gruppo di tedeschi, e forse solo lì è possibile. Lì dove la dimensione della natura, il sole, il mare, gli uragani, il silenzio della notte, uniti a un ritmo della vita lento e armonico lasciano quasi sospesi in attesa di ciò che verrà. E consentono di rappresentarlo in brevi quadri, con una serie di immagini che appagano la percezione del fantastico che è in ognuno di noi.

La 'vita immaginata' è anche degli altri racconti: è la dimensione delle emozioni che stanno dietro le cose, ed è anche il punto in cui si realizza l'incontro tra la vita e la letteratura, in cui la vita si lascia narrare e la scrittura sa esplicare la commistione di astratto e concreto che è propria della vita, soprattutto della vita più quotidiana. Questo mi sembra il fascino principale del libro.

L'opera prima di Judith Hermann, uscita nel 1998, fu subito un successo. Le vennero attribuiti il Premio Letterario di Brema (1998), l'Hugo-Ball Förderpreis (1999), il Premio Kleist (2001), fu elogiata nel "Quartetto letterario" di Marcel Reich-Ranicki, il più irriverente temuto e noto critico letterario tedesco. Vendette 250.000 copie.
E' una raccolta di nove racconti semplici solo in apparenza, curati ed essenziali, che ruotano intorno a pochi motivi centrali dotati di valore narrativo-simbolico, che si esprime nei gesti, nell'essenzialità dell'espressione linguistica e, talvolta, nel ritorno di un motivo che ne mette in luce il significato. Così pochi elementi bastano a fornire un quadro d'ambiente, un tratto di vita quotidiana, che sembra essere la vera protagonista della narrazione. Una quotidianità meno scontata di quanto sembra, perché in essa si celano simboli e significati cui la scrittura dà voce.
A ciò si aggiunge una vena di nordica malinconia, di interiore compartecipazione, di identificazione nell'essenza delle cose e degli ambienti.
Brevi scorci di vita e di atmosfere berlinesi mostrano ancor più un uso della parola come mezzo per penetrare oltre la superficie e l'apparenza.

L'autrice è particolarmente brava a descrivere un'atmosfera, a lasciarci in sospeso tra la realtà e l'immaginazione, a creare tensione verso l'impercettibile.
Il tutto con una prosa misurata e discreta, leggibile e facilmente accessibile a tutti.

 

 

 

Novità dopo alcuni anni di silenzio è uscito a inizio 2003 il secondo libro di Judith Hermann, dal titolo "Nichts als Gespenster"
Risorse intervista all'autrice, in tedesco - www.goethe.de
una recensione nel sito Stradanove

 

 

 

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