|
scritturaimmanente.it
|
L'incipit
del primo racconto "Uragano (Something farewell)"
potrrebbe essere il 'programma' di scrittura che Judith Hermann esprime in questi
racconti: "Il gioco si chiama 'Immaginarsi-una-vita-così'.
Lo si può giocare quando la sera, sull'isola, ci si ritrova da Brenton
".
Una vita da immaginare è una vita intessuta di emozioni - come la scrittura
della Hermann; una vita immaginata è un progetto, un programma, qualcosa
che va oltre la quotidianità - o forse una diversa dimensione della quotidianità.
Anche questo lo si ritrova nei racconti dell'autrice. E' infatti il fulcro del
libro, un leit-motiv quasi impercettibile presente in tutti i racconti.
"Il gioco … non ha regole".
Lo si gioca sull'isola del Centro America in cui vive un gruppo di tedeschi,
e forse solo lì è possibile. Lì dove la dimensione della
natura, il sole, il mare, gli uragani, il silenzio della notte, uniti a un ritmo
della vita lento e armonico lasciano quasi sospesi in attesa di ciò che
verrà. E consentono di rappresentarlo in brevi quadri, con una serie
di immagini che appagano la percezione del fantastico che è in ognuno
di noi.
La 'vita immaginata' è anche degli altri racconti: è la dimensione delle emozioni che stanno dietro le cose, ed è anche il punto in cui si realizza l'incontro tra la vita e la letteratura, in cui la vita si lascia narrare e la scrittura sa esplicare la commistione di astratto e concreto che è propria della vita, soprattutto della vita più quotidiana. Questo mi sembra il fascino principale del libro.
L'opera prima di Judith Hermann,
uscita nel 1998, fu subito un successo. Le vennero attribuiti il
Premio Letterario di Brema
(1998), l'Hugo-Ball Förderpreis
(1999), il Premio
Kleist (2001), fu elogiata nel "Quartetto
letterario" di Marcel Reich-Ranicki, il più irriverente
temuto e noto critico letterario tedesco. Vendette 250.000 copie.
E' una raccolta di nove racconti semplici solo in apparenza, curati ed essenziali,
che ruotano intorno a pochi motivi centrali dotati di valore narrativo-simbolico,
che si esprime nei gesti, nell'essenzialità dell'espressione linguistica
e, talvolta, nel ritorno di un motivo che ne mette in luce il significato. Così
pochi elementi bastano a fornire un quadro d'ambiente, un tratto di vita quotidiana,
che sembra essere la vera protagonista della narrazione. Una quotidianità
meno scontata di quanto sembra, perché in essa si celano simboli e significati
cui la scrittura dà voce.
A ciò si aggiunge una vena di nordica malinconia, di interiore compartecipazione,
di identificazione nell'essenza delle cose e degli ambienti.
Brevi scorci di vita e di atmosfere berlinesi mostrano ancor più un uso
della parola come mezzo per penetrare oltre la superficie e l'apparenza.
L'autrice è particolarmente
brava a descrivere un'atmosfera, a lasciarci in sospeso tra la realtà
e l'immaginazione, a creare tensione verso l'impercettibile.
Il tutto con una prosa misurata e discreta, leggibile e facilmente accessibile
a tutti.
| Novità | dopo alcuni anni di silenzio è uscito a inizio 2003 il secondo libro di Judith Hermann, dal titolo "Nichts als Gespenster" |
| Risorse | intervista
all'autrice, in tedesco - www.goethe.de una recensione nel sito Stradanove |
© 2003-2004 Elisabetta Bertozzi - tutti i diritti riservati