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Kafka: vita e opere --la Praga di Kafka -- autori praghesi ed ebraici -- percorsi letterari

 

CHRISTINE GRÄN

BASTARDA

Neri Pozza

trad. di Francesco Porzio

 

 

Un linguaggio duro e sferzante, a tratti un vero e proprio pugno sullo stomaco, anticonvenzionale quanto promettente: è con questo stile che la scrittrice Christine Grän descrive in tutta la sua crudezza il mondo femminile, senza tentare di occultare o di indorare la pillola, anzi. Dietro la cortina allettante del matrimonio borghese, quanto nel suo più 'moderno' rifiuto in nome della realizzazione professionale, sembrano celarsi soltanto indifferenza e cinismo dei sentimenti, e un sistema di controllo della persona finalizzato al poterla manovrare per i propri scopi. Con l'aggravante, nel caso del matrimonio, che tutto ciò avviene in nome e grazie al 'calore' e affetto della famiglia, di cui la donna ancor oggi sembra non poter fare a meno - e che solo nelle ultime pagine apparirà chiaro a colei che per tanti anni si è nutrita dell'illusione di un matrimonio felice. Il tutto svelato impietosamente da una prosa che, pur nella sua durezza, avvince e coinvolge.

Non si sa chi abbia la peggio in questa grigia ambientazione e nel pensiero della scrittrice, ugualmente severo nei confronti del senso del possesso e del dominio maschile quanto verso la complicità sottomessa e cieca dell'orizzonte femminile, rappresentato quest'ultimo da tre donne diverse che incrociano le loro vite e che saranno infine accomunate da un analogo soccombere ai sentimenti. Una storia che colpisce in fondo soprattutto il mondo femminile con una rappresentazione che in epoca post-femminista forse non ci saremmo più aspettate, o non avremmo più voluto vedere.

Monaco di Baviera, ambiente medio borghese, tre donne come protagoniste: Marie è una giornalista rampante che riscatta una terribile infanzia (di cui la scrittrice si compiace un po' troppo, senza tuttavia scadere nella rappresentazione da melodramma o nel compianto) con un lavoro di prestigio nella redazione di un importante giornale - sullo sfondo un carrierismo ottenuto con qualsiasi mezzo; Anne e Beate hanno invece scelto il matrimonio rinunciando liberamente alle proprie ambizioni, largamente ricompensate dall'ottima posizione economica, dietro alla quale però il loro matrimonio è ormai solo pura apparenza e facciata. Le differenzia il fatto che Beate se ne è già resa conto, mentre Anne continua a coltivare illusioni. Posizione sociale e buona cultura non le esentano dal vivere un dramma esistenziale di fondo, che probabilmente ha la sua origine nell'insicurezza femminile, che si traduce in una fondamentale dipendenza dai propri stessi sentimenti. E' come se l'emancipazione, ormai realizzata sul piano sociale, si fosse fermata di fronte alle barriere dell'io, a livello psicologico e mentale - sembra voler dire l'autrice.

Le tematiche sfiorate nel romanzo sono molteplici, e con svariate implicazioni - dal rapporto madre-figlia ai meccanismi di potere nelle relazioni personali, dalla spregiudicatezza dei sentimenti alla frequente sostanziale indifferenza all'interno della coppia, al cinismo dei rapporti sociali - ma non sempre del tutto convincenti nella loro rappresentazione, talora al limite tra la corretta denuncia e la ricerca dell'effetto (poli tra cui la scrittrice sembra muoversi con notevole abilità). La figura più riuscita è quella di Marie, una protagonista spregiudicata ma simpatica, cinica ma comprensibile nella sua freddezza, che provoca e stuzzica, suggerisce e sollecita attenzione e risposte, con un passato tragico quanto basta a giustificare un presente perfettamente integrato nei meccanismi spietati dei giochi del potere e del successo.

Il merito principale, e la peculiarità dell'opera, sta nel linguaggio utilizzato, la cui freddezza e forza espressiva crea una scrittura che taglia e respinge, incide ed inquieta, e che disturba le nostre cieche certezze.

 

 

 

Risorse
vai al sito dell'autrice, in tedesco - www.christinegraen.de

 

 

 

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