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Sullo
sfondo di una pianura immersa nella calura estiva o coperta di neve, la Bassa
parmense tra il Parma e il Po, si muove la narrativa di Guido
Conti, che prende le mosse dal rapporto che
nel mondo contadino l'uomo aveva con la natura.
Da "Della pianura e del sangue" (1995), la sua prima raccolta di racconti, alla prosa più elaborata e composta de "Il coccodrillo sull'altare" (1998), al romanzo "I cieli di vetro" (1999) con cui è arrivato secondo al Premio Campiello di quest'anno (1999), facendo eccezione solo per "Sotto la terra il cielo" (1996) - storia di un vecchio poeta che rievoca sul filo della memoria la propria vicenda poetico-esistenziale - è questo il tema di fondo.
Gli elementi primordiali della vita (e della poesia), la fatica e il sudore, la gelosia e il rancore, l'amore e la morte, sono presenti, e con essi una natura altrettanto "primordiale", fonte primaria di vita ma anche di distruzione, quando si scatena nella piena del grande fiume, nella tempesta o nel fuoco.
Così non c'è alcuna retorica, nessuna traccia di nostalgico compianto del passato, né idilliaco rimpianto del "bel tempo che fu" nella rievocazione di quel mondo. Vi è anzi il peso del destino, la sotterranea consapevolezza della sempre possibile tragica fatalità. Vi si legge, questo sì, la ricerca delle radici e la libertà di non dover essere "moderno" a tutti i costi - che va tutta a suo merito. E che gli consente tra l'altro una scrittura "spontanea" e piacevole nella forma quanto densa di significati, significati dati dalla sua stessa immediatezza - lontana quindi da artifici e sperimentalismi di vario tipo.
Non potrebbe essere altrimenti, perché anche il mondo che essa ritrae è vissuto, e colto, nella sua immediatezza. Il mondo dell'uomo e il mondo della natura si fanno da contrappunto e si alimentano a vicenda. Tale rapporto di reciproco scambio si rispecchia nelle forme narrative: una pianura quasi dotata di un'anima,"ammutolita, incredula e stupita" interpreta le emozioni dell'uomo. In questa interazione la natura è quasi una metafora: la quercia rinsecchita è "come una mano rattrappita e vecchia contro il cielo" e "la pianura ha la morte negli occhi".
La natura accompagna, partecipa e sottolinea le emozioni, mentre l'uomo le vive in armonia con se stesso: i personaggi, ritratti a tutto tondo, hanno un'intrinseca coerenza, tanto psicologica quanto letteraria, e possiedono una schiettezza e semplicità che sanno di tempi passati - qualcuno vi potrà ritrovare le sensazioni della propria adolescenza.
Una delle principali prerogative di Conti è la sua indubbia, sorprendente capacità di affidare ai gesti lo svolgersi della narrazione - caratteristica che dà la misura della "letterarietà" dei suoi testi: una carezza, uno sguardo, il modo di accendere la sigaretta o di sfilarsi la camicia, i gesti più consueti e banali descrivono un personaggio e definiscono il suo carattere, i suoi turbamenti o le sue aspettative più e meglio di qualsiasi disquisizione, consentendo anche con sottile psicologia l'immedesimazione, la comprensione "dal di dentro". Disseminati a profusione nelle pagine, i gesti, che non sono mai simbolici, ma sempre realistici al massimo, costituiscono il non detto e il non dichiarato della narrazione, la sua parte più essenziale e significativa. C'è molta poesia in questo non detto, la poesia della lingua e quella delle emozioni, la delicatezza di chi sa raccontare come se stesse osservando e descrivendo persone realmente esistenti. Così che esse ci sembrano uscire dalla pagina quasi vive e presenti davanti i nostri occhi.
Conti privilegia la descrizione rispetto alla narrazione. Con tutti i pregi appena illustrati lasciare uno spazio maggiore alla trama, agli avvenimenti darebbe tuttavia più movimento all'azione, muoverebbe uno sfondo che nei personaggi secondari è appena un po' troppo statico. Pecca trascurabile rispetto alle qualità.
Nelle descrizioni paesaggistiche infatti la potenza delle immagini, la ricchezza della lingua, l'inesauribile vena descrittiva lasciano intravedere al di là del già scritto le potenzialità di questo scrittore, e danno la sensazione che egli abbia ancora molto da esprimere e da raccontare.
Novità è uscito in maggio 2004 l'ultimo libro di Guido Conti, la raccolta di racconti "Un medico all'Opera"
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