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ANGELO MARIA
RIPELLINO
"Praga
vive ancora nel segno di questi due scrittori [ndr. Kafka e Hasek]
, che meglio di altri hanno espresso la sua condanna senza rimedio,
e perciò il suo malessere, il suo malumore, i ripieghi
della sua astuzia, la sua finzione, la sua ironia carceraria.
[
] Ogni notte, alle cinque, si destano i gotici busti della
galleria di sovrani, architetti, arcivescovi nel triforio di San
Vito. Ancor oggi due zoppicanti soldati con le baionette inastate,
al mattino, conducono Josef Svejk giù da Hradcany per il
Ponte Carlo verso la Città Vecchia, e in senso contrario,
ancor oggi, la notte, a lume di luna, due guitti lucidi e grassi,
due manichini da panoptikum, due automi in finanziera e cilindro
accompagnano per lo stesso ponte Josef K. verso la cava di Strahov
al supplizio.
Ancor oggi il Fuoco effigiato dall'Arcimboldo con svolazzanti
capelli di fiamme si precipita giù dal Castello, e il ghetto
si incendia con le sue scrignute catapecchie di legno
"
"L'ambigua
città vltavina non giuoca a carte scoperte. La civetteria
antiquaria, con cui va fingendo di essere ormai solamente natura
morta, taciturna sequela di trapassati splendori, spento paesaggio
in un globo di vetro, non fa che accrescere il suo maleficio.
Si insinua sorniona nell'anima con stregamenti ed enigmi, dei
quali solo essa possiede la chiave. Praga non molla nessuno di
quelli che ha catturato."
A.
M. Ripellino, Praga magica, Torino, Einaudi, 1991, p. 5,11
JOHANNES URZIDIL
"Con
tanti contrasti, come avrebbe potuto questa città non avere
dunque anche nella sua architettura e nel suo volto un che di
spigoloso, di rude, di inquietante? Temperamenti troppo diversi
vi si sono scatenati. E per quanto in ogni vicolo aleggiassero
gli effluvi di buona birra forte e salumi affumicati, ovunque
fluttuavano però anche le nebbie dei miti ..."
"Ogni
casa, ogni via, ogni piazza di Praga continuava senza posa a gridare,
lungo tutto il corso della Storia: 'Non dimenticare questo! Non
dimenticare quello!', così che a furia di ricordi e di
vendette ci si dimenticava addirittura la vita presente"
J.
Urzidil, Trittico praghese, Milano, Adelphi, 1993, p. 15, 21
"Tutto
ciò rendeva Praga, nella sua meravigliosa bellezza, una
città piena di incanti e di spettri, e faceva di essa il
simbolo dei vuoti e delle ombre della vita e soprattutto della
nostalgia per tutto ciò che ad essa manca".
"Tutto
ciò ne ha fatto la città per eccellenza dello spaesamento,
dello sradicamento, della perdita, tanto più sentiti quanto
più tenace e vitale è l'attaccamento al vicolo,
alla bettola, al piccolo dettaglio amato che balena nell'incubo
e nel delirio del sogno".
C.
Magris, Fortune e sfortune di un trittico. Una storia quasi praghese,
in: J. Urzidil, Trittico praghese, Milano, Adelphi, 1993, p. 226,
228
GIAMPAOLO GANDOLFO
"Ci
sono tante componenti nella storia e nell'anima di Praga. Ma quello
che ci meraviglia è come tutto si sia fuso e composto in
una cultura di grande spessore, che a noi piace oggi leggere come
risultato di un grosso impegno di intelligenza, di un'intelligenza
lievitata e maturata nella convivenza"
"Nella
Moldava che attraversa la città leggiamo riflessa l'attiva
presenza di Carlo IV e della predicazione di Jan Hus, il martirio
di Jan Nepomuk, la saggezza del grande rabbi Jehudah Löw,
la forza del Golem, la bizzarria di Rodolfo, le stravaganze di
Arcimboldo [...] Così come le molte umiliazioni della sua
storia, quasi una cultura della sconfitta: dalla Montagna Bianca
all'occupazione di Hitler, all'umiliante servaggio di Stalin.
E finalmente la rivoluzione di velluto guidata da Vaclav Havel
..."
G.
Gandolfo, Praga luogo dello spirito, in: Praga Mito e letteratura,
Shakespeare and Company, 1993, p. 256
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