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LE FIABE DI PRAGA
Terra boema e dominazione tedesca: è il binomio che meglio identifica la storia di Praga e della Boemia. Molte guerre furono combattute in nome dell'indipendenza boema - basti pensare al movimento hussita, che ebbe termine con la condanna a morte del suo fondatore, Jan Hus, nel 1415.
Spesso la sconfitta militare
o politica determinò anche la sudditanza culturale: per secoli fu il
tedesco la lingua ufficiale, mentre il ceco e la sua letteratura restavano in
secondo piano. Da un tale secolare asservimento la Cecoslovacchia si affrancò
solo in seguito alla sconfitta dell'Austria nella Prima Guerra Mondiale, cioè
quasi ai nostri giorni.
A più riprese vi furono dei periodi di tentato riscatto e rinascita della
cultura e della letteratura ceca. Uno di questi fiorì a fine '700 - inizio
'800, quando, così come era successo nel primo Romanticismo tedesco,
la rivalutazione della propria identità culturale venne ricercata nel
patrimonio di fiabe, miti e racconti popolari.
Tale periodo fu contrassegnato da due episodi particolari: il ritrovamento nel 1817-1818 di due manoscritti (di cui solo a fine secolo fu contestata l'autenticità) celebrativi delle gesta dei cechi, e la pubblicazione nel 1818 di uno studio sulla poesia ceca di Pavel J. Safarik e Frantisek Palacký.
Tra gli autori che si dedicarono allo studio e alla rinascita del patrimonio popolare ceco vi furono:
Frantisek L. Celakovský (1791-1852)
Jan Kollár (1793-1852)
Karel J. Erben (1811-1870) noto per il suo rigore filologico e storico. Il suo libro più noto è "Kytice" (il mazzolino)
Bozena Nemcová (1820-1862), fu anche saggista e poetessa. Il suo libro più famoso è "La nonna". Raccolse le "Favole e racconti popolari" (1845-46) e "Fiabe e racconti slovacchi". Alcuni racconti di Erben e della Nemcová sono stati pubblicati in "Fiabe di Praga magica" a cura di Scilla Abbiati, ed. Arcana
Ad un periodo più tardo, che vide col '48 la fine delle speranze di rinascita della cultura ceca, appartiene
Jan
Neruda (1834-1891),
uno dei maggiori scrittori cechi. "I
racconti di Mala Strana",
la
sua opera più
nota, è una raccolta di racconti che ritraggono la vita quotidiana di
quell'angolo della città di Praga che era il suo mondo. Con occhio benevolo
osserva le banalità e meschinità più comuni, e le commenta
con acutezza ed ironia, come nell'episodio del funerale in cui tutti i partecipanti
mascherano dietro un finto dolore un qualche motivo di soddisfazione. Ma con
disappunto di tutti il morto non è morto, e viene 'resuscitato' dal
"Dottor Guastafeste" -
così rinominato all'occasione - che dà il titolo al racconto.
Tra le altre sue opere:
- "Arabeschi" (1864)
- "Gente varia" (1871)
- "Ballate e romanze" (1883)
Vedi anche
Ernst Weiss, Jarmila. Una storia d'amore boema
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